In occasione del Giorno della Memoria, la Fondazione Luca e Katia Tomassini e Vetrya promuovono martedì 29 gennaio (ore 11) a  Orvieto l’incontro Una storia di deportazione. Monito e memoria. Le donne di Ravensbrück sul campo di concentramento femminile di Ravensbrück. Durante la mattinata sarà proiettato un filmato della sintesi dell’intervista a Mirella Stanzione, ex-deportata a Ravensbrück.

 

 

Una strada che tra mille sfumature di verde porta ad un lago, 80 km a nord di Berlino, conduce al più grande campo femminile costruito in Europa. Il campo di concentramento di Ravensbrück è un luogo che ha segnato il destino di oltre 100.000 donne e bambini. Negli anni 1939 – 1945 furono internati circa 130.000 donne e bambini di 40 nazioni. Quando una nuova prigioniera arrivava a Ravensbrück era obbligata ad indossare il Winkel, un triangolo di stoffa colorato, che identificava il motivo di internamento; sul triangolo era applicata una lettera che identificava la nazionalità.
L’acuirsi della guerra impose al governo tedesco l’incremento della mano d’opera per l’industria degli armamenti e Ravensbrück da luogo di rieducazione e punizione di donne tedesche (oppositrici politiche, detenute comuni, disabili, ebree, testimoni di Geova) divenne un campo di lavoro e di sterminio per mezzo del lavoro, delle camere a gas e degli stenti.Ingresso libero.

Interverranno:
Katia Sagrafena, co fondatrice e DG del Gruppo Vetrya
Un gruppo di studenti del liceo scientifico Ettore Majorana di Orvieto, che leggerà un passo tratto dal libro  Lasciami andare madre di Helga Schneider
Ambra Laurenzi, Presidente del Comitato Internazionale di Ravensbrück e Consigliera Nazionale ANED
Emanuela D’Ambrosi, dottoressa in Storia con tesi di laurea sul campo femminile di Ravensbrück