È Alessandro Perissinotto con Il silenzio della collina (Mondadori) il vincitore del Premio Lattes Grinzane 2019 per la sezione Il Germoglio, dedicata ai migliori libri di narrativa italiana e straniera pubblicati nell’ultimo anno. Gli altri finalisti al Premio erano: Roberto Alajmo con L’estate del ’78 (Sellerio), Jean Echenoz (Francia) con Inviata speciale (Adelphi, traduzione di Federica e Lorenza Di Lella), Yewande Omotoso (Sud Africa) con La signora della porta accanto (66thand2nd, traduzione di Natalia Stabilini) e Christoph Ransmayr (Austria) con Cox o Il corso del tempo (Feltrinelli, traduzione di Margherita Carbonaro).

 



La cerimonia di premiazione si è svolta il 12 ottobre al Castello di Grinzane Cavour (Cn) ed è stata condotta da Loredana Lipperini, giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica. Protagonisti della giornata sono stati gli studenti rappresentanti delle 25 giurie scolastiche italiane i cui 400 voti hanno determinato il vincitore. In mattinata alcuni ragazzi rappresentanti delle giurie italiane hanno incontrato in finalisti in un appuntamento pubblico condotto dal giurato e scrittore Alessandro Mari.

La motivazione con cui la Giuria Tecnica del Premio aveva scelto il romanzo di Perissinotto tra i finalisti sottolineava l’importanza della memoria. «L’ultimo inestimabile attimo in cui la memoria ti offre uno spiraglio, e l’attimo in cui decidiamo di infilare quello spiraglio per risalire i decenni e scoprire quale dolorosa verità si nasconde laggiù in fondo. Il romanzo di Perissinotto vive di questo spiraglio. Ormai cinquantenne, una carriera d’attore televisivo a Roma, Domenico ritorna nelle Langhe, le dolci colline dov’è nato e dove suo padre sta morendo di cancro: è un’inesorabile, commovente corsa contro il tempo – la malattia che s’aggrava, il corpo che si sgretola, l’autoritaria e prepotente bocca paterna che infine si schiude per spalancare un segreto. Il segreto di quella ragazzina scomparsa, e non solo. Per Domenico è un tuffo vertiginoso nelle memorie d’infanzia, una lacerante presa di coscienza sull’identità del padre e della sua terra. Quello che leggiamo è il condivisibile, auspicabile sforzo di un singolo che, ricostruendo i misteri di un’epoca e riscrivendo i propri ricordi, spezza il silenzio colpevole di una collettività capace – quando vuole – di seppellire ogni male. Il silenzio della collina è un romanzo che infatti si confronta con quel male all’apparenza sempre lontano eppure vicino, vicinissimo. Un romanzo che sembra spingerci a credere che il racconto, laddove si confronta coi fatti, sia ancora capace di emendare le colpe del reale attraverso l’esercizio della memoria».