«In una crisi come questa, di cui nessuno ha esperienza, il diritto prevalente non può che essere quello alla salute». Nel dibattito sollevato da Repubblica Bologna sui divieti e le libertà individuali, Romano Montroni, decano dei librai bolognesi e presidente del Centro per il libro e la lettura, non ha dubbi. «È inutile cercare un equilibrio tra salute e libertà, capisco che la vita di tutti sia stravolta, ma questa è una guerra e in tempo di guerra si fa così».

(Riportiamo a seguire l'intervista di Emanuela Giampaoli al presidente del Centro per il libro e la lettura, Romano Montroni, uscita nelle pagine bolognesi del quotidiano la Repubblica)

Non si rischia una deriva autoritaria?

 

«Ho letto tanti articoli sul fatto che in Cina sarebbero riusciti a fermare l’epidemia perché è una dittatura. Il punto è che, se si vuole frenare il virus, non c’è altra via. In Cina ci sono riusciti in tre mesi. Poi vorrei ricordare a tutti che i diritti vanno di pari passo coi doveri. Se le ordinanze si sono fatte sempre più restrittive, è perché la gente se ne fregava del dovere di tutelare la salute pubblica».

C’è chi, come l’avvocato Gamberini, ha richiamato il ruolo inderogabile del Parlamento.

«C’è un governo che sta facendo la cosa giusta, una cosa che in Italia si tende a far poco: si affida alla competenza, che in materia di salute può essere solo quella della comunità scientifica. Tanti amici medici me lo confermano. In questo momento essere democratici significa basare le decisioni su dati scientifici e avere un sistema sanitario che garantisca cure a tutti. Tra l’altro, tra i migliori d’Europa».

Eppure tanti sostengono, anche su queste pagine, che la situazione sia così grave per i tagli alla sanità.

«Anche su questo sarebbe opportuna una riflessione. Quando mai, anche durante le recenti campagne elettorali, si è parlato della mancanza dei posti in rianimazione? O nelle terapie intensive? La verità è che siamo di fronte all’imprevedibile».

Fra le ordinanze più discusse c’è quella di tenere chiuse le librerie, mentre i tabaccai, ad esempio, sono aperti. Giusto anche questo?

«No, qui è stato commesso un errore. Un paese con una cultura diversa si sarebbe reso conto che mai come ora i libri sono un bene essenziale. Da quelli per capire la realtà a quelli per evaderla. Con librerie Coop, i primi giorni di chiusura, abbiamo attivato un sistema di consegne a domicilio, ma poi per salvaguardare la salute dei nostri librai l’abbiamo sospeso. So però di librerie in giro per l’Italia che si affidano a rider attrezzati per le consegne. E, sinceramente, se puoi ordinare un piatto cucinato da uno chef, non si capisce perché non un libro».

Lei come fa?

«Mi appoggio a Ibs, non è Amazon, sono distributori di libri italiani. Si può fare. E la quarantena potrebbe essere un’occasione per riscoprire questo oggetto quasi sconosciuto in Italia che si chiama libro. Provate con gli audiolibri, letti da grandi attori e lettori».

Lei cosa legge?

«“Di guerra e di noi”, edito da Marsilio, l’esordio del chirurgo infantile bolognese Massimo Domini di grande valore. Poi, di Simonetta Fiori, “La testa e il cuore”, con trenta storie di coppie famose, per lo più d’ambiente culturale. Infine un saggio, attualissimo, di Mattia Ferraresi: “Solitudine”, sull’odierno disgregarsi di legami e relazioni».

A questo proposito, c’è chi dice che dopo l’emergenza non torneremo più alla vita di prima.

«A questo non credo. Ci vorrà tempo. Noi avevamo già iniziato a riprogrammare le presentazioni di libri saltate e la rassegna Le Voci dei libri all’Archiginnasio, sperando di farla in estate. Autunno, invece. Ma sono certo che torneremo a incontrarci. Lo streaming va bene per le situazioni d’emergenza, però la parola è una cosa fisica che non può passare attraverso uno strumento informatico. Come l’amore. Così come il rapporto con il libraio. Non a caso in una libreria di Lecce in questi giorni hanno deviato le chiamate per creare una sorta di pronto soccorso letterario, consigliando titoli contro la solitudine, la noia, la paura».

E lei, che ha compiuto 80 anni da poco, ha paura?

«No, anche se ogni tanto con mia moglie ne parliamo. Ma credo che se uno ha una casa piena di libri e musica, la paura passi. Il mio antidoto è mettere a tutto volume un disco con le più belle romanze d’opera e aprire le finestre. Io dirigo dal balcone, i vicini ringraziano».