Domani mercoledi 25 marzo si celebra la prima edizione del Dantedì, la giornata istituita dal MIBACT dedicata al Sommo Poeta in vista del settecentenario della morte, che ricorre nel 2021.

In attesa dell'evento social del Centro per il libro e la lettura continuiamo nella lettura del XXVI Canto dell'Inferno, il Canto di Ulisse, proponendo i verso finali dal 121 al 142.


Li miei compagni fec'io sì aguti,

con questa orazion picciola, al cammino,

che a pena poscia li avrei ritenuti;

e volta nostra poppa nel mattino,

de' remi facemmo ali al folle volo,

sempre acquistando dal lato mancino.

Tutte le stelle già de l'altro polo

vedea la notte, e 'l nostro tanto basso,

che non surgëa fuor del marin suolo.

Cinque volte racceso e tante casso

lo lume era di sotto da la luna,

poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,

quando n'apparve una montagna, bruna

per la distanza, e parvemi alta tanto

quanto veduta non avëa alcuna.

Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;

ché de la nova terra un turbo nacque

e percosse del legno il primo canto.

Tre volte il fé girar con tutte l'acque;

a la quarta levar la poppa in suso

e la prora ire in giù, com'altrui piacque,

infin che 'l mar fu sovra noi richiuso".

 

Verso il Dantedì "per correr miglior acque" (prima parte)

Verso il Dantedì "per correr miglior acque" (seconda parte)

Verso il Dantedì "per correr miglior acque" (terza parte)